Lo sguardo perso nel vuoto del personaggio di Paolo Angelosanto nel video Welcome è quello del mangiatore di nuvole. Nella omonima fiaba di Angi Máté, un vecchio forno, abbandonato dai clienti che comprano ormai il pane al supermercato, solo e annoiato, in un giorno nuvoloso comincia a risucchiare nel suo camino piccole nuvole dal cielo, le cuoce e sforna delle pagnottenuvola così profumate da attirare tutta la città. I clienti del forno non appena mangiano il pan di nuvola cominciano a sollevarsi e a volare. Angelosanto trasforma i fiocchi di zucchero filato in pensieri immedesimandosi nel cielo che sta guardando disteso su un prato, probabilmente il prato dei Giardini della Biennale di Venezia. La performance Welcome venne eseguita infatti all’ingresso dei Giardini nel 2001 in occasione della 49ª Biennale seguendo un procedimento che Angelosanto mise a punto nei primi anni Novanta. Il travestimento muove un alter ego dell’artista in una dimensione parallela alla realtà.
Il marinaio di Welcome è solo uno dei tanti personaggi di Angelosanto, personaggi che mischiano le tracce di una esistenza reale a una messa in scena tragicomica. I gesti del personaggio sono lenti, scanditi nel rituale della visione, una scena in cui lo squallore del kitsch viene esaltato al fine di catturare la compassione del pubblico. Ogni gesto nelle performance di Paolo Angelosanto mima delle condizioni generiche dell’esistenza che, una volta isolate dal rumore quotidiano, diventano punti limite dopo i quali l’identità del personaggio viene assimilata dal pubblico. Pian piano l’artista trasforma la sua performance in un atto sacrificale, accogliendo su di sé le psicosi collettive e mettendole in scena le esorcizza. Il marinaio naviga nel mondo contemporaneo in balia delle onde della comunicazione sino ad abbandonarsi alla contemplazione trasognata del cielo, un cielo fatto dai nostri sguardi. Tra video e realtà coesiste un terreno comune dove 45 il pubblico fa propria l’immagine trasfigurandosi nel mangiatore di nuvole. La leggerezza che
ci sospende sopra la figura sdraiata del marinaio e in un certo senso è quella che fa volare i cittadini nella favola della Máté, la magia del pan di nuvole.
È chiaro che sia il pane della fiaba, sia lo zucchero filato, sono una metafora della fantasia di Paolo Angelosanto.
fonte: Marcello Carriero, La testa tra le nuvole,Davide Ghaleb Editore, 2009