venerdì 17 aprile 2009

My sweet dolls



Sabato 4 aprile la Kyo Art Gallery inaugura la mostra MY SWEET DOLLS presentando la personale dell’artista Angelo Barile con la sua ultima produzione realizzata appositamente in occasione di questo evento e l’installazione “Dov’è Noè” della designer e artigiana tedesca Jutta Taute.

La dolcezza dell’universo infantile, un riferimento ai giochi dei bambini. Le dolls di Angelo Barile sono bambine sveglie, impertinenti e alla moda.
Si presentano allo spettatore con i loro giochi e i loro sorrisi, con un taglio prospettico tipico dello stile compositivo di Barile: un effetto di zoom che coglie i dettagli del viso in primissimo piano, le espressioni nei minimi particolari e solo un piccolo accenno al resto del corpo. L’utilizzo della pittura ad olio e il mix di colori sapientemente scelti che vanno dal fluo alle tinte pastello producono con un effetto che molto si avvicina al pop, e contribuiscono ad incantare e far sorridere lo spettatore. Queste piccole donne che stringono i loro giocattoli e le bambole sono il soggetto principale delle opere di Angelo Barile che ormai da dieci anni indaga l’elemento provocatorio nascosto nell’infanzia: sberleffi, risatine e sorrisi ammiccanti e una figura distorta che a volte contamina e calpesta l’animale stilizzato da poco introdotto nei nuovi lavori.

Se Barile provoca, la designer tedesca Jutta Taute affronta la tematica della mostra utilizzando un linguaggio completamente diverso e sceglie di stupirci puntando ai sentimenti e alla tenerezza grazie all’ installazione site specific dal titolo “Dov’è Noè”.
Se guardiamo bene per terra ritroveremo gli stessi giochi e animaletti stilizzati, i cosiddetti “teneri” realizzati a mano in morbida lana merino. Occupano lo spazio formando una spirale, un ombrello è il loro rifugio. Vanno difesi, protetti e salvati, sarà lo spettatore a scegliere il loro destino.

TESTO CRITICO DI ANTONELLA PISILLI
Cattive, eppure bambine. Sguardi crudi, sorrisi lascivi e dispettosi con le loro facce sfrontate rivolte in su, ti guardano dal basso, ti sfidano, nei loro giochi che da dolci diventano crudeli. Sono le bambine di Angelo Barile che come un’idea fissa da diversi anni sono il suo marchio d’artista o meglio un logo, una filosofia. Riprendendo tout court il tema delle "Bad girl", bambine con la smania addosso di crescere, di essere femmine, insomma di essere cattive ragazze.
Con irriverenza e sfrontatezza calpestano le tracce di simbologie proprie del nostro immaginario, ma anche sagome di corpi esanimi di pupazzi rimossi. La tecnica di Barile è fumettistica, e le tracce pop rimangono impresse sulla tela con riferimenti, anche se non espliciti e dichiarati, a Keith Haring, lo sfondo monocromo, il tratto profondo e deciso, il cuore, la stella, il cane, sono icone pop al quale l’artista inconsapevolmente fa riferimento.