venerdì 24 giugno 2011
Rong Guang Rong - Jump
In occasione di Caffeina Cultura 2011 la Kyo Art Gallery presenta la mostra JUMP del giovane artista cinese Rong Guang Rong (1984 Jilin, China) a cura di Antonella Pisilli.
L’arte contemporanea cinese negli ultimi anni è passata da fenomeno culturale emergente a realtà consolidata e affermata soprattutto come leadership nel mercato dell’arte mondiale.
Facendo un brevissimo excursus storico, l’arte contemporanea cinese faceva il suo ingresso nel panorama internazionale nel 1979 con il gruppo Le Stelle (Xingxing) ) guidato dagli artisti Huang Rui e Ma Desheng animati dal soffio di vento d’Occidente che cominciava a penetrare dalle porte aperte di Deng Xiaoping. Le Stelle esposero per la prima volta in un padiglione del parco Beihai, liberi dai dettami del regime e invitarono tra gli altri Ai Weiwei – (famosissimo artista e architetto oggi tristemente noto per essere stato arrestato dal governo cinese) nonché i celebrati poeti Bei Dao e Mang Ke; la mostra venne chiusa dalle autorità cinesi dopo due giorni, ma fu l’inizio di una grande epoca. Con il tempo la situazione è cambiata, con la prima Biennale di Shanghai nel 1996 e l’apertura della fabbrica 798 a Pechino, gli artisti hanno mostrato al mondo l’arte contemporanea cinese, oggi sono liberi di viaggiare e di esporre le loro opere in tutti i musei e le gallerie del pianeta, anche se la censura e le intromissioni del governo cinese sono sempre alle porte.
La mostra Jump dell’artista cinese Rong Guang Rong presenta opere create in parte a Pechino e istallazioni realizzate nel 2010 in Italia in occasione della nascita del figlio. In questo periodo di “attesa” vivendo in Italia ha visto ed ascoltato molto, e da questa calma fruizione della realtà circostante ha iniziato a realizzare i lavori: “Il Papa sulla strada verso casa” ,“ Salasso”, “The gift of 8._9._2010 bis”, “Blues dream of a dead tree “, opere dal titolo enigmatico, ma affascinanti che rilevano l’essenza dell’artista il quale afferma: “Le mie opere spesso rappresentano un atto istintivo di “riappropriazione” di tempo e materia. Parlando nello specifico delle mie installazioni, irrazionalmente preferisco usare oggetti usati…o meglio smarriti. Credo che la scelta di oggetti “smarriti” sia nata anche da un personale bisogno di non volermi sentire partecipe dello spreco continuo al quale la società contemporanea ci spinge”.
Rong Guang Rong ha cominciato a “sperimentare” nella famosa fabbrica 798 a Pechino dal 2003 e a trasformare i propri pensieri in materia, che sia fotografia, video, piuttosto che installazioni.
Gli oggetti trovati attraverso un sapiente lavoro di rimozione e trasformazione cominciano a raccontare nuove storie. Nelle fotografie e nei video invece è il tempo e lo spazio a fare da protagonista, qui infatti c’è un totale annullamento della durata dell’evento ma nello stesso momento con il rallentamento e la ripetizione del soggetto c’è la continua metafora del divenire, il continuum spazio-temporale che si manifesta con una rappresentazione univoca di passato e futuro, di qui e altrove, l’artista ci ripropone attraverso un linguaggio contemporaneo, rivisitato e rielaborato il ciclo continuo di vita e morte , di femminile e maschile, di giorno e notte di continui opposti che si separano per poi ricongiungersi che nella filosofia cinese è rappresentata dallo Yinyang.
sabato 14 maggio 2011
Laura Palmieri - Appunti inutili e altri animali.
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13 - 29 maggio a cura di Giovanna Tumino
Nato in dialogo con la realizzazione dell’opera permanente Sulle Scale, realizzata presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi della Tuscia, in cui l’artista ha raccolto una serie di scorci, dettagli, simboli della città, reperti museali che l’hanno ispirata in una galleria di immagini che poi ha scomposto, decontestualizzato dipingendolo sulla parete. Raccogliendo la composizione in gruppi narrativi di tre immagini: un animale, un oggetto, un dettaglio architettonico.
Quasi un taccuino di viaggio in cui l’artista raccoglie con il suo prezioso segno fatto di china blu o nera disegna, da qui il pensiero a Gerald Durrel ed il titolo della mostra, quasi una ricerca etologica, ironica e semiseria che porta l’artista a disegnare cammelli con tre gobbe, stremati ippopotami, maiali impegnati su un campo di gioco.
La mostra raccoglie una serie di disegni a china su carta, un Bestiarum cui Laura Palmieri in questa nuova stagione creativa si sta dedicando, che sembra segnare un allontanamento dal percorso dell’artista, ma che in realtà ha trovato nelle figure o “pre-figure” una dimensione quasi onirica e simbolica. La scelta dell’allontanamento dall’uso a lei consueto di immagini fotografiche nata da una problematica di tipo ambientale, causata dalle scorie di quel processo creativo, l’ha condotta al ritorno alla pittura. I disegni presenti in mostra legano il percorso di Palmieri partito da questo Bestiarium a una serie i disegni di “oggetti e cose viterbesi”, raccolti durante i suoi giri per la città.
lunedì 25 aprile 2011
Almighty God - Il Divin Saggio
Può ben d'umane cose ingegno umano
talor deliberar senza periglio.
Trattar cause divine ardisce invano
senz'aiuto divin saggio consiglio.
Come dunque poss'io rozzo e villano
nonché le labbra aprir, volgere il ciglio,
dove l'istessa ancor somma scienza
non seppe in ciel pronunziar sentenza?
(dall’Adone di Giovanbattista Marino)
La Kyo Art Gallery presenta la personale dell’artista ghaniano, Almighty God (Anthony Kwame Akoto). Il nome d’arte che significa “Dio Onnipotente” sovradimensiona la figura di un artista che è anche un predicatore cristiano e uno sciamano guaritore.
Famoso in patria come pittore di strada, Almighty God realizza le sue opere su tavole di legno reperito da materiali di scarto. Il suo studio è contaminato da un’aura di misticismo religioso, decine di opere accatastate ed esposte sul ciglio della strada (in una zona trafficata e polverosa di Kumasi) raccontano storie e tradizioni locali disponibili per una clientela africana borghese attenta alla propria cultura e alla propria tradizione ashanti.
La saggezza è l’elemento fondante delle sue opere, le cornici sono invase da proverbi africani, le sue personalissime leggi divine danno allo spettatore una dimensione estetica e morale diretta ed efficace, un monito alla dissolutezza dell’uomo moderno alle prese con le tentazioni della contemporaneità. Dio è buono, ma è severo nei giudizi, l’uomo è alla stessa stregua degli animali quando non segue i precetti della fede cristiana e del buonsenso.
La sua arte attraversa al tempo stesso il realismo, il naif e il surrealismo ed ha il compito di educare il suo popolo, affascinandolo con i contenuti e la bellezza delle sue opere.
Anche il mondo Occidentale lo riconosce come uno degli artisti contemporanei africani più interessanti e famosi del mondo ed è presente in numerosi musei, gallerie e collezioni private in Europa e Stati Uniti.
martedì 12 aprile 2011
'Università degli Studi della Tuscia - Nadro
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18 aprile 2011
Il 18 Aprile presento il film NADRO sull'artista della Costa D'Avorio Frédéric Bruly Bouabré all'Università degli Studi della Tuscia nell'ambito delle lezioni di Storia dell'arte dei Paesi Europei II, in aula 4 dalle ore 11:00.
sabato 9 ottobre 2010
Frédéric Bruly Bouabré - Colui che non dimentica

La Kyo Art Gallery in occasione della 6° Giornata del Contemporaneo presenta le opere dell’artista ivoriano Frédéric Bruly Bouabré.
Ma chi è Bouabré? Scrittore, artista, narratore, filosofo, saggio, mistico, inventore, ricercatore, pacifista, insegnante, poeta, comunicatore, profeta, studioso, ricercatore, visionario, osservatore, documentarista e archivista del mondo che lo circonda. Nato l’11 marzo del 1921 a Zépréguhé, in Costa D’Avorio, in un giorno del 1948 riceve una rivelazione celeste e comincia a creare dei “pictogrammes” che nei suoi 449 simboli vanno a costituire un nuovo alfabeto: il Bété.
Nel 1970, Bouabré comincia a realizzare migliaia di “cartes postales” sui quali disegna con la penna a sfera e pastelli colorati ed intorno ai quale corre un testo. Ed è la scrittura “un rimedio che combatte l’oblio” che Bouabrè utilizza per raccontarci una storia, un’impressione, per riportarci attraverso la rivelazione dei segni, la conoscenza universale. Completamente inscritto nella sua storia africana, nella tribù Bété è cittadino del mondo in virtù della sua curiosità, dell'insolenza dei suoi scritti, e dell’anticonformismo della sua formazione, Frédéric Bruly Bouabré è un saggio che incarna tutto ciò che ora è in via di estinzione.
“Frédéric Bruly Bouabré osserva tutto ciò che è sulla superficie delle cose e ci dà una lettura di quello che vede sulla pelle delle cose. Nella sua opera, al di fuori dell’alfabeto che lui chiama “Conoscenza del mondo”, la maggior parte dei suoi disegni, penso in particolare alla lettura dei segni divini, sulla cola, sull’arancia, sui frutti in generale, per lui è una scrittura divina, non fa altro che osservarla, rivelarla e trasmetterla, qualche volta questi segni sono direttamente leggibili e lui li interpreta, li commenta. Quando invece sono indecifrabili ce li rende così, precisando dunque che sono segni divini e che l’uomo talvolta è piccola cosa per pretendere di avere una lettura intelligibile dei messaggi divini”( André Magnin).
In occasione della mostra verrà proiettato il film “Nadro” (1998) della regista Ivana Massetti, la quale ci conduce in Costa d'Avorio, ripercorrendo con un affascinante stile visivo, alcune tappe della vita di Bouabré.
Ivana Massetti del suo film dice: “Il film cattura tutto ciò che non esisterà più nel prossimo millennio. Tutto questo non lo rivedremo mai più. Nel prossimo futuro, questa figura entrerà a far parte di un’iconografia che sarà studiata sui CD ROM e comunicata su Internet, l'immagine virtuale di una realtà virtuale. Nel film, l'uomo e l'artista coesistono. Nel film, il suo volto è lì - la sua espressione ostinata, il suo sguardo, la sua voce. Una presenza reale, non un eco. E’ la gioia, il calore e la bellezza di un incontro. Il nostro incontro. Il compimento di un viaggio. Un viaggio di iniziazione, in cui lo sguardo del discepolo magnifica il maestro. Storie possibile solo tra esseri umani”.
martedì 29 giugno 2010
Super G-Milk - Massimo De Giovanni

In occasione di Caffeina Cultura 2010 Antonella Pisilli in collaborazione con la Kyo Art Gallery presenta l’installazione Super G-Milk di Massimo De Giovanni.
Il lavoro artistico di Massimo De Giovanni si sviluppa da anni nella rielaborazione e riuso di oggetti trovati, l’artista utilizza cose, utensili, arnesi, prodotti vari e li rimaneggia, riedita, rinnova, ricostruisce, nella sua inesauribile immaginazione ogni oggetto, può trasformarsi in opera d’arte.
In Super G-Milk un semplice cartone di latte da un litro ingigantito a dismisura, appare in tutto e per tutto identico a quello che ogni mattina milioni di americani ritrovano sulle loro tavole, sullo sfondo bianco la scritta blu con la parola MISSING, usanza tipicamente americana di stampare sulla busta del latte la foto di una persona scomparsa, soprattutto di bambini. Questa volta la foto non è quella di un bimbo, ma è la raffigurazione, ripresa da Raffaello Sanzio, di un personaggio anziano con la barba lunga, sotto alla figura la scritta: “Not found . God could no be fetched from the server”. Nel l’altro lato del cartone una lunga lista rievoca i fatti di guerra e le sue vittime.
La guerra è l’immagine cruciale della soppressione programmata e ordinata, del fare per sopprimere, di una collettività che si definisce dei consumi. Super G-Milk nella sua apparente tranquilla semplicità, diventa elemento di denuncia di una società che distrugge ciò che ha creato, come un cibo che si mangia, e il latte primo nutrimento dei neonati che evoca la famiglia, la pace, la tranquillità diventa con Super G-Milk da semplice oggetto di uso comune a monumento rievocativo del male più terribile del mondo, la guerra.
“Dio è morto” annunciava Nietzsche e “Dio è scomparso” annuncia De Giovanni, l’umanità sta cercando di ritrovare Dio e lui sparisce in un mondo dominato da guerre.
Nel tempo del sogno Mostra d’arte contemporanea aborigena

In occasione di Caffeina Cultura 2010 la Kyo Art Gallery presenta la mostra d’arte contemporanea aborigena australiana “Nel tempo del sogno”, dove saranno esposte alcune opere dei maggiori esponenti dell’arte aborigena contemporanea australiana.
Secondo alcuni studi geologici su pitture rupestri e rilevazioni al carbonio -14, si fa risalire la presenza degli aborigeni sul territorio australiano a oltre 40.000 anni, la più antica cultura vivente al mondo cominciò nel tempo del sogno (dreamtime) dando luogo alla creazione della terra e alla vita su di essa. Forme ibride e mutanti cominciarono ad emergere dalla terra, animali, umani e vegetali subirono metamorfosi fino a raggiungere le attuali forme viventi attraverso un’evoluzione che ricorda formalmente da vicino le teorie darwiniane.
La cultura aborigena non avendo alcuna forma di scrittura viene tramandata attraverso l’oralità e la pittura, i sogni grandi ispiratori dell’arte aborigena raccontano di antichi miti, riti e simboli sacri che permangono nell’inconscio collettivo degli aborigeni, i luoghi sacri possono essere semplici rocce o luoghi desertici dove si racconta che gli spiriti di antenati illuminati si trasformarono in roccia o cespuglio. La terra è un elemento divino dove vi è una mitizzazione di tutto ciò che ha a che fare con essa, riti di iniziazioni, cerimonie, musica e canti sacri costituiscono la mitologia sostanziale che rimanda al tempo del sogno.
La pittura aborigena contemporanea, ad un primo colpo d'occhio, appare come la semplice ripetizione geometrica di elementi uguali, in realtà essa nasconde un vero e proprio testo che ha una sua grammatica caratteristica: (pozzi d'acqua, piste del sogno, aree puntiformi…). Nelle diverse espressioni dei diversi movimenti pittorici aborigeni contemporanei rappresenta uno dei modi di mantenere saldi i legami con l'identità tradizionale.
I dipinti possono essere interpretati iconograficamente, come mappe o testi, oppure senza preclusioni, come il prodotto di un movimento pittorico contemporaneo. Attraverso la pittura gli artisti hanno traslitterato i luoghi, la loro cosmogonia con una creatività straordinariamente viva ed ancora più sicura di sé, pienamente consapevole dei propri mezzi espressivi.
Tradizionalmente tramandata da oltre 40.000 anni attraverso la dot art (arte dei puntini) la pittura aborigena è straordinariamente pioniera dell’arte contemporanea, oggi le tele di Emily Kame Knwarreye o di Gloria Petyarre sono classificate come opere d'arte contemporanea, e non più solo come narrazioni cerimoniali. La trasposizione figurata su tela del sogno genera una concezione espressionista astratta di grande interesse artistico e culturale.
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